CAPITOLO IV - Il sistema temperato

HOME

TEORIA

Indice

Preludio

Capitolo I
Capitolo II
Capitolo III
Capitolo IV
Capitolo V
Capitolo VI
Capitolo VII

Postludio

Terminologia


RITMICA

Introduzione

1. Clave
2. Origini
3. Ritmica

Conclusioni
CAPITOLO IV - Il sistema temperato
  1. Della scala cromatica
  2. Della tonalità
  3. Delle funzioni tonali e della triade

1. Della scala cromatica

I suoni della scala generale del sistema tonale risultano tutti di frequenza diversa. In questa scala l'ambito di riferimento, che abbiamo detto essere l'ottava, comprende i dodici suoni, magari chiamati con nomi diversi ma non più di dodici, i quali, collocati a distanza di semitono l'uno dall'altro, dividono esattamente l'ambito stesso in dodici semitoni uguali. Uno dei primi grandi compositori ad adottare metodicamente il sistema temperato fu Johann Sebastian Bach, il quale lo applicò nella celebre raccolta di preludi e fughe intitolata Il clavicembalo ben temperato. La scala generale del sistema temperato è chiamata anche scala cromatica. Essa è il risultato storico di una pratica secolare, che aveva dapprima considerato principali le sue note (do, re, mi, fa, sol, la, si), e secondarie le altre, appunto concepite come alterazioni delle principali. Abbiamo visto che ogni nota della scala cromatica dista dalla seguente esattamente un semitono; se invece guardiamo la scala costituita dalle sette note non alterate (che rimase poi consuetudine chiamare naturali), constatiamo che gli intervalli che separano una nota dalla successiva sono ora di un tono, ora di un semitono. Da questi differenti rapporti intervallari tra le note scelte come principali, quali appaiono dalla disposizione di queste in scala, discende il concetto di modalità. La modalità esprime il sistema di rapporti intervallari fra le note assunte alla base della composizione. Questo sistema è tipico della musica antica medievale, della musica non europea e di molta musica popolare; esso dà adito ad una grande varietà di modi, ossia di possibili ordinamenti di intervalli successivi rappresentabili con altrettante scale. In molta della musica non occidentale e di quella non colta si sono praticati e si praticano tutt' oggi modi ordinati per intervalli talvolta inferiori al semitono, talvolta superiori al tono, com'è il caso della musica araba, per un verso, che fa uso di terzi e di quarti di tono o, per l'altro versoi, della musica dei politesi, degli indiani d' America, dei gallesi, degli scozzesi, i quali usando soltanto cinque suoni dell'ottava, devono per forza, nel disporli in scala, distanziarli anche ad intervalli superiori al tono.

Nel sistema modale medievale, che è all'origine del sistema tonale occidentale, si codificarono sino a dodici modi diversi rappresentati da scale in cui si avvicendavano, disposti in vario ordine, intervalli di tono e di semitono


2. Della tonalità

Per ottenere lo schema, ossia la scala di ciascuno di questi modi, basta delimitare lungo la scala delle note naturali un ambito di ottava corrispondente, vale a dire riferirsi alla nota di partenza e quella di arrivo entro l'intervallo di ottava. Quest' atto di riferimento a una nota fondamentale ai fini della determinazione del modo, risponde al principio della tonalità. La tonalità esprime il riferimento ad una nota particolare assunta a fondamento del sistema di relazioni fra tutte le note di un brano. Con lo svilupparsi della teoria e della pratica dell'armonia, il principio della tonalità (determinazione di una nota fondamentale) venne sempre più imponendosi, sino a dar luogo al moderno sistema tonale, mentre il principio della modalità (determinazione di una particolare struttura intervallare interna) finì per cristallizzarsi in due soli modi: quello maggiore e quello minore. Il modo maggiore è determinato da un rapporto tra le note rappresentato in un modello di scala costituito dalla successione ascendente di un tono, un tono, un semitono, un tono, un tono, un tono e di nuovo un semitono; in quello ad esempio che si potrebbe ottenere delimitando, sulla scala delle note naturali, l'ambito compreso tra un do e l'altro do all'ottava. Il relativo modo minore è invece dato da un modello di scala costituito dalla successione ascendente di un tono, un semitono, un tono, un tono, un semitono, un tono e ancora un tono, quale sarebbe ottenibile delimitando, sulla stessa medesima scala delle note naturali, l'ambito compreso fra due LA ad intervallo di ottava. Insieme a questa scala detta naturale, usata per lo più nei tratti melodici discendenti (dall'acuto al grave), rappresentano il modo minore anche una scala detta melodica usata nei tratti melodici ascendenti (dal grave all'acuto) e una scala detta armonica, usata per la formazione di accordi. La scala minore melodica è costituita dalla successione ascendente di un tono, un semitono, un tono, un tono, un tono, un tono e un semitono. La scala minore armonica è formata dalla successione sempre ascendente di un tono, un semitono, un tono, un tono, un semitono, un tono e mezzo e un semitono. La riduzione a due modi venne compensato, nel sistema tonale, dall'arricchimento delle possibilità dialettiche derivanti dal fatto che il sistema tonale venne gradualmente rapportato non più alla scala delle note naturali, bensì a quella cromatica e dall'intreccio che si rese sempre più sensibile di tensioni e attrazioni reciproche fra le note. Il rapporto di fondo fra scala cromatica e sistema tonale è confermato dal procedimento, ad esso peculiare, della modulazione consistente nel trasferire il ruolo di fondamentale da una nota all'altra della scala cromatica, più o meno spesso nel corso del medesimo brano. Si passa così dal modo maggiore o minore che esso sia, ad un altro simile o differente ma fondato su nota diversa; La successione intervallare rimane sempre quella propria del modo maggiore o minore, ma, a partire da una nota diversa, rispetto alla quale le altre note si ordinano secondo lo schema scalare, valendosi necessariamente delle alterazioni.

Poiché nell'ambito di un'ottava oltre il quale le note si producano simili, la scala cromatica comprende dodici note diverse alla distanza uniforme di un semitono, è possibile fondare su ciascuna di esse un modo maggiore e un modo minore, per un totale di ventiquattro tonalità differenti; tenendo però presente che, a norma del sistema temperato, nelle note alterate vengono a coincidere e a identificarsi note dette omologhe, con nome e alterazione diversa (do diesis = re bemolle; re diesis = mi bemolle; fa diesis = sol bemolle; sol diesis = la bemolle; la diesis = a si bemolle), si avranno tonalità che, avendo assunto l'una o l'altra delle note omologhi a propria fondamentale, potranno chiamarsi con nome diverso, ma in concetto saranno identiche (tonalità omologhe). La proprietà per cui una nota o una tonalità possono cambiare di nome e non di intonazione è chiamata enarmonia.


3. Delle funzioni tonali e della triade

Per riconoscere la tonalità di un brano basta dunque osservare la sua armatura di chiave ed analizzarne l'armonia e la melodia soprattutto all'inizio e alla fine. A provvedere alla dialettica e alla coesione del discorso musicale tonale è principalmente, oltre che il passaggio da una tonalità all'altra (modulazione), il gioco delle tensione e delle attrazioni reciproche che si verificano fra le note all'interno della tonalità stessa. Ciò è provocato dall'atto medesimo di eleggere una nota come fondamentale e di subordinare ad essa le altre. Viene così a generarsi una gerarchia di funzioni facenti capo alla nota fondamentale ed esaltate specialmente dall'armonia, la cui esplicitazione costituisce il tessuto del discorso tonale. In ordine a tali funzioni i gradi della scala sia maggiore che minore, sono stati chiamati: tonica, il primo grado, costituito dalla nota fondamentale che dà il nome, come abbiamo detto, alla tonalità; dominante, il quinto grado, che è come il mediatore supremo delle tendenze interne alla tonalità, e il cui compito è di convalidare l'autorità della tonica; sottodominante, quarto grado, che svolge il compito di distogliere l'attenzione dell'orecchio dell'ascoltatore dalla tonica; sopratonica e sopradominante rispettivamente il secondo e il sesto grado, che svolgono funzioni accessorie; caratteristica o mediante, il terzo grado, che ha la proprietà di caratterizzare il modo come maggiore o come minore; sensibile, il settimo grado, che ha la prerogativa di creare una forte attenzione verso la nota di grado immediatamente superiore, che è di nuovo la tonica all'ottava superiore. Le funzioni tonali dei singoli gradi della scala maggiore e minore hanno carattere prevalentemente armonico, vale a dire che su ciascuno di essi si possono costruire degli accordi a forma di triadi, quadriadi, ecc.. Esse contribuiscono all'andamento musicale, alla concatenazione degli accordi e guidano la melodia secondo la loro disposizione in un brano.

L'accordo elementare dell'armonia tonale da cui derivano i più complessi è chiamato perfetto, perché l'agglomerato di note da esso costituito fornisce la sintesi più compiuta di tutti i rapporti intervallari consonanti: quelli d' ottava, di quinta e di quarta, di terza e di sesta. Esso è detto, altresì, maggiore, e minore se viceversa. Siccome ottava, quarta e sesta equivalgono armonicamente ai loro rivolti che sono rispettivamente l'unisono, la quinta e la terza, l'accordo tonale perfetto, maggiore e minore di quattro o più note, può essere rappresentato, come sintesi, da tre suoni ossia la cosiddetta triade perfetta maggiore o minore. La triade perfetta può presentarsi allo stato fondamentale oppure in uno dei suoi rivolti, a seconda che la nota più grave sia quella che dà il nome alla triade stessa o a una delle altre due.